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Mi piace leggere. Per lavoro, poi, leggo moltissimo. Uno degli argomenti che più mi affascina e sui quali mi sono specializzata è l’evoluzione del mondo del lavoro.
Quasi tutte le letture degli ultimi anni, però, mi trasmettono una crescente inquietudine. Nei nuovi lavori, pare, non ci sarà più spazio per l’uomo e i ruoli esercitati dagli esseri umani scompariranno a favore di quelli ricoperti dai robot. Sembra quasi che i film di fantascienza che guardavo da ragazzina siano diventati la realtà della mia età adulta: dall’uomo di latta del Mago di Oz, a R2D2 di Star Wars, le macchine intelligenti hanno invaso la nostra realtà quotidiana!
Quest’impressione non è cambiata nemmeno lo scorso luglio quando, in occasione del Global HR Forum di Amsterdam, ho dialogato con Pepper, un simpatico robot con cui abbiamo discusso sullo stile delle mie scarpe. Pochi minuti dopo, Pepper si è avviato serenamente verso il palco e, come il presentatore più navigato della tv, ha dato il via al convegno davanti a più di 250 specialisti HR arrivati da tutto il mondo! Quando ho conosciuto Pepper ho pensato: “Ehi, forse non è poi così male dialogare del più e del meno con un robot. È divertente!”. Poi ho capito. Pepper stava solo recitando una parte; una parte che gli era stata trasmessa con un programma preimpostato. E questo alimenta la mia inquietudine di fondo e il mio riserbo, legati alla freddezza e al senso di solitudine che si può sentire anche se sta parlando con “qualcuno”.
È da qui che traggo la risposta alla domanda più frequente dell’epoca di Industry 4.0: “nei prossimi decenni, i robot sostituiranno l’uomo nel mondo del lavoro?”.
Io dico di no. Sicuramente no.
La mia risposta non si lega ad un disperato bisogno di raccontarsi una favola in un momento in cui abbiamo bisogno di aggrapparci a certezze che non abbiamo. La mia è una certezza fondata su quello che è accaduto nella realtà che ci ha preceduto e sui moderni studi dei futurologi e dei neuroscienziati.
La storia delle rivoluzioni industriali dimostra che l’economia del lavoro non muore e che il ruolo esercitato di volta in volta dall’uomo non scompare, ma si trasforma in un’evoluzione che comprendiamo solo dopo molto tempo da quando il cambiamento è avvenuto.
Anche l’Industry 4.0 sta trasformando il mondo del lavoro, come le precedenti rivoluzioni industriali. E questa trasformazione vede aumentare l’importanza dell’uomo nel nuovo mondo del lavoro. Però non più per la sua forza fisica, per la sua manualità o per la sua operatività, come nelle precedenti rivoluzioni industriali. Bensì per la sua unicità, strettamente legata al suo essere umano: la capacità di pensare fuori da programmi e schemi, la capacità di sentire oltre a quello che vede, il legame a valori e ad etica, l’abilità di risolvere problemi.
Nell’era dell’Industry 4.0, le organizzazioni che continueranno a ragionare con gli schemi della 3° Rivoluzione Industriale – mansionari, standardizzazione dei compiti, standardizzazione degli incentivi, organigrammi “a pettine” – verranno superate da quelle che imposteranno una nuova velocità e si adatteranno al cambiamento.
Il cambiamento è sempre più veloce: molte grandi aziende che operavano a livello mondiale sono fallite o sono state acquisite da altre e solo l’11% delle aziende nell’elenco del Fortune 500 del 1955 è ancora nella lista (http://www.aei.org/publication/).
Questo significa che se continueremo a fare come abbiamo sempre fatto, sarà la nostra fine. Perché il mondo è cambiato e, come nelle precedenti occasioni, ci impone di cambiare alla sua stessa velocità.
Jack Welch (CEO di General Electric dal 1981 al 2001) disse: “If the rate of change on the outside exceeds the rate of change on the inside, the end is near.”
Il fatto che la tecnologia si sia sviluppata in modo così dirompente, permette all’uomo di focalizzarsi sulle cose che non possono essere automatizzate. Quindi, il nuovo modo di lavorare dovrà consistere nell’abbracciare e trascendere la tecnologia, non nel sostituirsi ad essa.
Il futuro riguarda modelli di lavoro olistici, l’opportunità dovrà essere liquida per imparare al momento giusto e non per caso. E con questo nuovo modo di lavorare olistico, non più manuale e ripetitivo, ma creativo e innovativo, le logiche che hanno definito i sistemi di gestione delle persone nell’era della terza Rivoluzione Industriale non saranno più efficaci. La quarta Rivoluzione Industriale chiede all’uomo di fare un salto di qualità e di dismettere le vesti di “impiegato” per dare rilievo alla sua unicità: quella di essere umano, dotato di testa, cuore e pancia. Di pensiero creativo, etica ed emozioni.

È all’uomo come essere umano che dobbiamo rivolgerci e trasformare le organizzazioni affinché accolgano e implementino una cultura rivolta a questo nuovo ruolo dell’uomo nel mondo del lavoro.
Come riuscirci?
Ne parleremo tra due settimane.
Appuntamento al prossimo articolo, con la seconda parte di Esseri Umani e Industry 4.0: verso un’ecologia del lavoro!